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Oltre l'orizzonte

OLTRE L'ORIZZONTE
di Andrea Mora

La cinghia di mio padre
sulle mie gambette scarne
la cinghia di mio padre
sopra i miei quindici anni.
Le carezze di mia madre
negli occhi ho ancora i suoi contorni,
con le sue mani leggere
come ali di farfalle.
Ed io mordevo il freno
guardavo oltre l'orizzonte
e con il figlio del vicino
sognavamo sempre un treno.

E poi l'America
rotta per tutti i naviganti
libertà da conquistare
oltre il molo e l'orizzonte.
E poi l'America
di Caruso e di Marconi
dei sogni che non hanno fine
per chi ha vuote le mani
e poi l'America
con i suoi centenari
i suoi santi e le sue paure
la sua Harlem e il suo splendore.

Ed il figlio del vicino
lui sì che si trovava bene
lo incantò la bella Nora
droga, sesso e vita dura.
Ed il figlio del vicino
è diventato lui qualcuno
anche se adesso è solo un nome
in un registro a San Quintino.

E poi l'America
rotta per tutti i naviganti
libertà da conquistare
oltre il molo e l'orizzonte.
E poi l'America
di Caruso e di Marconi
dei sogni che non hanno fine
per chi ha sporche le mani.
E poi l'America
con i suoi centenari
i suoi santi e le sue paure
la sua Harlem e il suo dolore.

Testo dall’archivio ufficiale di Andrea Mora. Diritti dei rispettivi autori ed editori. Pagina originale · Fonti e crediti